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Come intervenire in caso di annegamento
ACQUE  INSIDIOSE

Può succedere a tutti: principianti ed esperti nuotatori. Mentre si sta facendo il bagno - al mare, al lago, in un fiume, ma anche in piscina - improvvisamente mancano le forze e diventa sempre più difficile rimanere a galla.
E' in questi casi che si corre il rischio di annegare. Sono soprattutto i bambini che giocando  non si rendono conto del pericolo. I più piccoli, non sorvegliati,  possono annegare anche in 40 centimetri d’acqua.
Da una stima dell’Oms ogni anno, in tutto il mondo, sono più di 200mila le persone che muoiono per annegamento. In Italia la cifra si aggira intorno ai 200 casi. Fortunatamente il numero di coloro che si salvano in extremis è molto alto.
Nella prima fase dell’incidente la vittima trattiene il respiro, ma l’acqua attraverso l’esofago entra nello stomaco. In seguito si solleva l’epiglottide e una parte del liquido ingerito passa nei polmoni. E’ a questo punto che si verifica il soffocamento.
I meccanismi che portano all’insufficienza respiratoria sono diversi e molto dipende dal tipo di acqua ingerita, dolce o salmastra.
Nell’annegamento in mare, l’acqua salata che entra nei polmoni si diffonde rapidamente negli alveoli e provoca una forma di irritazione che evolve in edema polmonare, cioè in un accumulo di liquidi. La stessa condizione si verifica  in piscina, dove l’acqua contiene il cloro.
Nell’annegamento in acqua dolce, il sangue in circolo aumenta di volume, il cuore incontra difficoltà nel pomparlo e si crea anche un’insufficienza circolatoria.

Cosa fare quando una persona sta annegando:
è molto importante, durante il soccorso, attirare l’attenzione di altri individui che possono essere di aiuto. Inoltre, bisogna valutare bene la distanza da riva della vittima. Se non si è abili nuotatori, è bene raggiungere la persona che sta annegando con una imbarcazione e lanciare verso di lei un salvagente o un oggetto che galleggia, meglio se legati a una cima.
Se ci si avvicina a nuoto, prima di afferrare il malcapitato è bene tranquillizzarlo, poiché preso dal panico la sua prima reazione è di aggrapparsi al soccorritore, rendendo ancora più  difficile il salvataggio. Nel tragitto di ritorno bisogna nuotare sul dorso, stando dietro alla persona in pericolo, sorreggendola per le ascelle, con la testa fuori dall’acqua.
Una volta arrivati a riva o issati su una barca, la vittima va coricata sul ventre con la faccia di lato. In questa posizione, gran parte dell’acqua presente nello stomaco fuoriesce dalla bocca.
Se il respiro e il polso (lo si avverte premendo leggermente con due dita della mano alla base del collo) sono deboli o assenti bisogna iniziare immediatamente le misure di rianimazione, fino all’arrivo dell’ambulanza o di un medico.
La rianimazione cardio-polmonare, detta più comunemente ‘respirazione artificiale’, consiste in una serie di manovre che comprendono il massaggio cardiaco esterno e la respirazione bocca a bocca.
Innanzitutto bisogna assicurarsi che le prime vie aeree siano sgombre. Per la respirazione bocca a bocca si stringe decisamente il naso del paziente, si inspira e si soffia aria nei polmoni, facendo aderire le proprie labbra alle sue. Se la respirazione non riprende, si procede al massaggio cardiaco, comprimendo con una mano sull’altra il petto della vittima, in corrispondenza della parte più bassa dello sterno. Quando i soccorritori sono due, uno esegue la respirazione bocca a bocca e l’altro le compressioni (1 respirazione ogni 5 compressioni).
La rianimazione cardio-polmonare non è semplice e va eseguita solo da chi ha  appreso delle nozioni di pronto soccorso.
Dopo che il paziente si è ripreso bisogna comunque accompagnarlo in ospedale per dei controlli. Un quantitativo d’acqua può essere passato dai polmoni nel sangue, ledendo gli endoteli dei vasi capillari.

Per evitare un  annegamento ecco delle regole molto semplici:
. non allontanarsi dalla riva, quando si è stanchi o debilitati;
. non fare il bagno nell’ora della digestione, dopo aver bevuto una bevanda ghiacciata, dopo essere rimasti per molto tempo al sole;
. quando si entra in acqua procedere lentamente, in modo da abituare il corpo all’abbassamento di temperatura;
.  bagnare i polsi e le tempie prima dello stomaco;
. anche i nuotatori più esperti, se sono soli, non devono allontanarsi troppo dalla riva, specie in luoghi dove non si conosce l’andamento delle correnti e la forza delle onde;
. una particolare raccomandazione per coloro che vanno soggetti a  crampi muscolari;
. quando si avverte un senso di freddo o un senso di malessere uscire immediatamente dall’acqua;
. se il mare è molto mosso, è assurdo mettere in pericolo la propria vita e quella di un eventuale soccorritore.
Giancarlo Sansoni

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